LUIGI DE GIACOMO: “ALDO MORO, LA STRAGE CHE UCCISE L’ULTIMO TENTATIVO DI ATTUARE LA COSTITUZIONE”

March 18, 2018


 

Perchè Aldo Moro? Riceviamo e pubblichiamo il grande contributo di Luigi De Giacomo.

Buona lettura.

ALDO MORO, LA STRAGE CHE UCCISE L’ULTIMO TENTATIVO DI ATTUARE LA COSTITUZIONE

Di Luigi De Giacomo

La storia recente del nostro Paese non è argomento di grande interesse: alcune generazioni hanno preferito rimuoverla, per le nuove generazioni essa spesso non esiste. Eppure ci sono avvenimenti che più di altri hanno condizionato profondamente la società italiana, facendole cambiare corso.

L’uccisione di Aldo Moro rimane, insieme a quella di Giacomo Matteotti, l’episodio più drammatico nello scenario politico italiano in tempi di pace, un avvenimento tragico così enorme ma che sembra essere oggi quasi dimenticato.

Aldo Moro, tra i padri costituenti della Repubblica italiana, era stato già Presidente del Consiglio e Ministro, e all’epoca del suo rapimento era Presidente della Democrazia Cristiana.

Aldo Moro fu uno statista di grandissimo spessore politico e umano, sempre impegnato a ricercare la strada difficile e impervia dell’attuazione della Costituzione, alla stesura della quale egli stesso partecipò attivamente.
Il suo rapimento, e la sua condanna a morte (le due cose furono temporalmente coincidenti) si inquadrò all’interno di scenari internazionali consolidati, dai quali la situazione italiana dipendeva dal 1945; ma soprattutto fu deciso in considerazione della riflessione, e delle susseguenti azioni, che Aldo Moro portava avanti da qualche anno:

– la sua convinzione che fosse “necessaria una nuova fase finalizzata al compimento del percorso avviato con la costruzione del sistema democratico italiano.”

– il perseguimento di una condizione sociale che tendesse verso una nuova condizione, costituzionalmente inquadrata “Per quanto si sia turbati, bisogna guardare al nucleo essenziale di verità, al modo di essere della nostra società, che preannuncia soprattutto una nuova persona più ricca di vita e più consapevole dei propri diritti. Governare significa fare tante singole cose importanti ed attese, ma nel profondo vuol dire promuovere una nuova condizione umana.

– la ricerca di una condizione di <pieno sviluppo della persona umana> “Come conciliare l’estrema mobilità delle trasformazioni sociali con la continuità delle strutture rappresentative? Come integrare nello Stato masse sempre più estese di cittadini senza cedere a seduzioni autoritarie? Come crescere senza morire?»

Al segretario nazionale del Partito Comunista Italiano, Enrico Berlinguer, Aldo Moro aveva proposto un accordo di solidarietà politica fra i comunisti e cattolici, in un momento di profonda crisi sociale e politica in Italia: la conseguenza fu un intenso confronto parlamentare tra i due schieramenti, che fece parlare di “centralità del Parlamento“.

Agli inizi del 1978 i due segretari ritennero possibile un governo di “solidarietà nazionale“, che includesse anche il PCI nella maggioranza, sia pure senza una presenza di ministri comunisti nel governo, in una prima fase. Tale soluzione presentava rischi sul piano della politica internazionale, ma anche su quello della politica interna, ed Enrico Berlinguer teneva il famoso discorso a Mosca circa la “autonomia” del Partito Comunista Italiano.

Sono oramai tristemente famose le minacce che Henry Kissinger profferì direttamente ad Aldo Moro:

Nel giugno e luglio del 1982, la moglie di Aldo Moro, Eleonora Chiavarelli Moro, testimoniò in tribunale che l’assassinio del marito fece seguito a serie minacce di morte, esercitate da colui che lei chiamò “una figura politica americana di alto livello“. La signora Eleonora Moro ripetè la stessa frase attribuita ad Henry Kissinger nella testimonianza giurata di Guerzoni: «O tu cessi la tua linea politica oppure pagherai a caro prezzo per questo».

Richiamato dai giudici, a Guerzoni fu chiesto se poteva identificare la persona di cui aveva parlato la Signora Moro. Guerzoni confermò che si trattava di Henry Kissinger come d’altra parte aveva precedentemente dichiarato.

Guerzoni spiegò come Kissinger fece le sue minacce ad Aldo Moro in una stanza d’albergo durante una visita ufficiale di alcuni leader italiani. Il 25 settembre 1974 Moro incontrò Kissinger. (Aldo Moro) Dopo il colloquio fu colpito da un malore e venne soccorso dal suo medico personale Mario Giacovazzo e da quello del Presidente Giovanni Leone, Giuseppe Giunchi, che lo fecero rientrare in anticipo in Italia. Che cosa aveva bofonchiato Kissinger di tanto sconvolgente a Moro, perchè questi fosse colpito da un malore?

Un avvertimento era stato mandato in onda poco prima. Ecco la nitida testimonianza di Maria Fida Moro:

«Ricordo il 3 agosto del 1974, altra data infausta della storia italiana. Papà allora era ministro degli esteri e avrebbe dovuto raggiungerci in treno a Bellamente, sulle montagne del Trentino, dove di solito trascorrevamo insieme le vacanze estive. Era già salito sulla sua carrozza, alla stazione Termini, e il treno stava per partire, quando all’ultimo momento arrivarono dei funzionari e lo fecero scendere perché doveva tornare per firmare delle carte. A causa di quell’imprevisto perse il treno e fu costretto a raggiungerci in macchina. Un ritardo provvidenziale, perché quel treno era l’Italicus. Non ho alcuna prova per dirlo con certezza, però ho avuto il sospetto che la bomba esplosa poche ore dopo nella galleria di San Benedetto Val di Sambro avesse come obiettivo proprio lui – dal 1974, dopo la strage dell’Italicus, papà volle che avessimo una scorta anche noi figli».

Il rapimento di Aldo Moro, e la strage della sua scorta, fu “anticipata” il giorno prima, dal giornalista Mino Pecorelli su OP, “qualcosa di gravissimo sarebbe successo in Italia”.

Il popolo italiano non ebbe a capire cosa stava succedendo, e come quei due mesi del 1978 avrebbero cambiato per sempre la storia del nostro Paese: Aldo Moro, la sua idea di società costituzionale (improntata per la parte economica al dettato keynesiano), la sua ferma e concreta volontà di attuare la Costituzione, erano un ostacolo insormontabile per l’introduzione del neoliberismo in Italia, e quindi in tutta Europa. Andava fermato lui, le sue politiche, il suo indissolubile legame con il dettato costituzionale, il suo profondo senso della politica e dell’etica.

Negli anni 70, mentre Aldo Moro scriveva e professava un’idea di società come quella costituzionale, Zbigniew Brzezinski, fondatore della Commissione trilaterale e massimo guru del “nuovo ordine mondiale”, e della necessità di “drogare i popoli con il tittainment” (succhiare latte dalle mammelle), sostenitore del neoliberismo, affermava che presto gli Stati nazionali non avrebbero avuto alcun peso e che i parlamenti si sarebbero di fatto “trasferiti” nelle borse mondiali.

Aldo Moro, e tutto ciò che egli rappresentava, aveva due possibilità: o sottomettersi ad una visione altra (cosa non possibile), ovvero scomparire. D’altra parte il fronte estero fu compatto (USA e URSS), così come quello interno (DC e PCI): Aldo Moro doveva morire, in nome di una ragion di Stato che rispondeva a ben altre “ragioni”.

E così prepararono la strada per quella Democrazia del “potere logora chi non ce l’ha” e quel Comunismo del “abbiamo una Banca”, così incredibilmente vicini e fraternamente in lotta per chi potesse essere il miglior interprete del neoliberismo.

E Aldo Moro doveva morire, perché dopo quella primavera del 1978, giusto il tempo di un valzer di poltrone, due “insospettabili” furono incaricati di celebrare il de profundis costituzionale della separazione tra Tesoro e Bankitalia:

– Carlo Azeglio Ciampi – Governatore Banca d’Italia dall’8 ottobre 1979

– Beniamino Andreatta – Ministro del Tesoro dall’ottobre 1980 al dicembre 1982

Con la nota lettera alla Banca d’Italia Beniamino Andreatta siglò in realtà un accordo preso da tempo ed in tutti i dettagli: il Paese intero, non solo i suoi titoli di Stato, non solo il suo “debito”, veniva collocato sul mercato, inesorabilmente.

Con la strage del 16 marzo 1978, e poi con l’eliminazione dopo due mesi di Aldo Moro, fu uccisa la Costituzione del 1948, e l’intero progetto sociale di comunità che essa racchiudeva; e fu giustiziato l’ultimo serio tentativo di attuazione della Costituzione.

Dalla lettera di Aldo Moro a Benigno Zaccagnini: “… Poi comincerà un altro ciclo più terribile e parimenti senza sbocco. …

Oggi finisce il tempo delle commemorazioni e delle oscene e finte richieste di “verità”.

E’ iniziato un tempo in cui si deve prendere atto della Verità, del tradimento dei tradimenti, e di riprendersi, collettivamente, almeno la dignità, se non la responsabilità, di processare pensiero e delitto, progetto ed esecuzione, mandanti e sicari, e di dire loro, ma a noi stessi: perdoniamoci le miserie umane, ma riprendiamoci il Paese, e con esso il suo progetto fondativo, che riguarda l’Europa ed il mondo intero.

FONTI E BIBLIOGRAFIA

Deposizioni di Eleonora e Maria Fida Moro – GIANNI LANNES, MINACCE DI MORTE A MORO TARGATE KISSINGER

– Le Idi di marzo, «Osservatore politico», 15 marzo 1978.

– Lettera di Moro a Zaccagnini –  LETTERE DI ALDO MORO, DALLA PRIGIONIA ALLA STORIA – Archivi di Stato, Roma (2013)

– SCRITTI DI ALDO MORO


 

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